L’ARCHIVIO STORICO PER I 130 ANNI –FUMAGALLI1891

UN VIAGGIO DI RISCOPERTA DEL PASSATO - PARTE 2

In altre nicchie, sugli scaffali e sulle librerie, sono appoggiati rotoli di schede perforate per telai Jacquard, scatolette di inchiostro per timbri, spilli, fili da cucito, graffette, spazzole, rocchetti, ganci per tirelle. Ci sono le messe in carta, le carte prova e alcune “planches” di legno incise, utilizzate per la stampa a blocchi, una delle tecniche più antiche di stampa tessile.

Tutto appare sospeso, legato ad un filo, cristallizzato a più epoche passate.

Si possono riconoscere oggetti che appartengono a più periodi, da strumenti del lontano 1850, libri del 1870 passando per tutto il periodo della Belle Époque fino ai più recenti giorni nostri.

Da una scatola in un angolo spunta un lembo di una cravatta di seta con il classico motivo a fiorellini all over su sfondo blu. Poco sopra la spranghetta, è cucita l’etichetta con il simbolo di Fumagalli 1891 – Made in Italy.

Distratti dalle meraviglie che pian piano l’archivio porta alla luce, può capitare di non notare un baule impolverato. Aprendolo, si scopre un piccolo tesoro: centinaia e centinaia di scampoli colorati di tessuto cuciti insieme con cura maniacale: erano i cappellotti, i famosi “patron” anche chiamati in inglese “square”. E chissà quanti viaggi ha fatto quella valigia appoggiata lì di fianco. L’agente portava sempre con sé queste valigie cariche di stoffa, ed il suo trasporto non era cosa affatto facile.

Bisogna infatti pensare che il campionario Fumagalli in quegli anni era così vasto che per contenerlo erano necessarie/si utilizzavano ben 60 valigie!

E per poter arrivare in negozio era necessario un furgone che potesse contenere tutte e 60 le valigie. Potevano occorrere due ma a volte anche tre giorni perché un cliente potesse/riuscisse a visionare tutti i tessuti per fare la propria scelta. E quello era un giorno davvero speciale… Veniva fatta la selezione delle nuove cravatte, delle vestaglie, dei foulard, delle sciarpe e dei fazzoletti. In quel periodo, per ogni variante colore si ragionava in dozzine e non in singole unità. Un ordine medio infatti poteva andare dalle 1.000 alle 3.000 cravatte. Le valigie sono impilate ancora oggi all’ingresso degli uffici della sede di Fumagalli e in alcuni casi si continua ad utilizzarle per portare i campionari di Fumagalli in giro per il mondo.

Accanto ad una grande finestra che si affaccia sugli edifici e sulle industrie di via Carso, sono impilate cartelle e scatole di schede prodotto, complete di tutti i dati relativi al disegno, all’articolo, alle richieste e agli ordini effettuati. I riferimenti agli acquirenti fanno riflettere su come anche la clientela dell’azienda si sia trasformata nell’arco di 130 anni, dal borghese milanese di fin de siècle al gentleman cosmopolita di oggi.

 Ricordi di una collezione del 1961 

Lungo una delle pareti sono stati disposti su più ripiani i campionari delle collezioni passate. Sfogliandone uno datato 1961, si può tornare con la memoria o con l’immaginazione a un pomeriggio qualunque di quell’epoca, in una Milano trafficata, caotica, in fermento, che si prepara a diventare capitale dell’industria della moda italiana. Un’Alfa Romeo Giulietta fiammante parcheggia davanti a una vetrina di un negozio di abbigliamento sartoriale. Scende dall’auto un giovane uomo ben vestito, potrebbe assomigliare ad una delle copertine di “Club”, la rivista di quegli anni ‘60.

Entra nella boutique ed è molto deciso: vuole una cravatta Fumagalli. Non ci pensa due volte, e sceglie un modello classico, di seta scura, simile a quello indossato da Marcello Mastroianni ne “La Dolce Vita” di Federico Fellini. Poi, prima di uscire, si deve ricordare uno dei tanti foulard stampati su Gold Twill Fumagalli: come può dimenticarsi della sua amata?

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